⛪️ Storia

La chiesa parrocchiale di San Martino Vescovo custodisce secoli di storia, fede e arte. Dall’antico edificio documentato nel Quattrocento alla costruzione dell’attuale chiesa settecentesca, ogni spazio racconta il cammino della comunità di Sarnico. Attraverso la pianta, gli altari, gli affreschi, la facciata e le opere che vi sono conservate, questa pagina propone un percorso per conoscere più da vicino uno dei luoghi più significativi del paese.

Le date della costruzione

• 1727: inizio della costruzione, secondo varie fonti
• Architetto Luca Lucchini, ticinese. Nato nel 1720
• Ipotesi A): omonimo che costruisce la chiesa di Sarnico e scompare (prof. Piervaleriano Angelini)
• Ipotesi B): accertato che Luca Lucchini ha costruito la chiesa di Nembro – molto simile a quella di Sarnico – intorno al 1750, è
possibile che anche la nostra chiesa sia di quell’epoca
• 1777: costruzione della facciata

1903-1911: gli anni neri del «restauro»

• La cultura del restauro, che sfocerà nella «Carta» è degli anni ’30 del 900
• L’intervento all’inizio del ‘900 è:
– nero: vengono verniciate con questo colore le basi delle colonne ed il pavimento viene fatto in marmette bianche e nere
– la struttura viene caricata di elementi in gesso dorato, che la rendono ancor più barocca (es. le circa 200 mensole dorate lungo le cornici di tutta la chiesa)
– vengono alterati gli affreschi del ‘700 opera di Francesco Monti (scuola del Tiepolo) e quello del ‘500 trasformando la Madonna con bambino in una sacra famiglia.


Seleziona una sezione per approfondire la storia, l’architettura e le opere d’arte della parrocchiale.

LA STORIA DELLA CHIESA
Dall’antica chiesa alla costruzione
dell’edificio attuale

ARCHITETTURA E FACCIATA
La struttura, la cupola e
l’apparato scultoreo

L’INTERNO E GLI ALTARI
Le cappelle laterali, il presbiterio
e gli altari

DIPINTI E AFFRESCHI
Le opere conservate nella chiesa
e loro trasformazione

IL PORTONE DI ALBERTO MELI
Le scene religiose e quelle dedicate
alla vita del paese

RESTAURI E INTERVENTI
Le trasformazioni del ‘900
e i restauri più recenti

Pianta della chiesa

La pianta consente di riconoscere la, il presbiterio, le cappelle laterali e gli ambienti annessi alla chiesa.

La storia della chiesa

La presenza di una chiesa parrocchiale a Sarnico è documentata almeno dal 1461, anno a cui risale una pergamena relativa alla dotazione necessaria per la celebrazione della Messa.

Una descrizione più precisa dell’antico edificio si trova negli atti della visita pastorale compiuta nel 1575 da san Carlo Borromeo. La parrocchia, guidata allora dal prevosto Gerolamo Campioni, contava circa seicento abitanti, dei quali trecento ammessi alla Comunione.

La chiesa era molto più piccola dell’attuale: misurava circa tredici metri di lunghezza e poco più di dieci di larghezza, per una superficie complessiva di circa 140 metri quadrati. Aveva una navata centrale sostenuta da due archi, una copertura con grosse travi di legno e tegole in cotto, sei altari e una cappella. L’ingresso principale, realizzato in pietra arenaria lavorata, era rivolto verso occidente.

Questo orientamento rispondeva a una tradizione antica: entrando da ovest, i fedeli avanzavano idealmente verso oriente, simbolo di Cristo, il sole che sorge e rischiara le tenebre.

La costruzione della chiesa attuale

Con l’aumento della popolazione, l’antica parrocchiale divenne insufficiente. La comunità decise quindi di realizzare un edificio molto più ampio: la nuova chiesa avrebbe raggiunto una superficie circa cinque volte superiore a quella precedente.

La costruzione viene tradizionalmente fatta risalire al 1727, anche se la data non è del tutto certa. L’attribuzione del progetto all’architetto ticinese Luca Lucchini presenta infatti qualche difficoltà: Lucchini nacque nel 1720 e avrebbe dunque avuto soltanto sette anni all’inizio dei lavori.

Gli studiosi hanno avanzato due ipotesi. La prima suppone l’esistenza di un architetto omonimo, del quale però non sarebbero rimaste altre notizie. La seconda ritiene possibile che la chiesa sia stata costruita più tardi, intorno alla metà del Settecento, quando Luca Lucchini progettò anche la parrocchiale di Nembro, edificio che presenta notevoli somiglianze con quello di Sarnico.

La facciata venne realizzata nel 1777. La nuova chiesa raggiunse dimensioni considerevoli: circa venti metri di larghezza in facciata, quasi venticinque nel punto più ampio, quarantadue metri di lunghezza interna e trenta metri di altezza alla sommità della cupola.

Per un paese che contava poco più di mille abitanti si trattò di un’opera imponente, resa probabilmente possibile anche dal lavoro gratuito e dal contributo diretto di numerosi sarnicesi.

La facciata e le statue

La facciata è arricchita da un articolato apparato scultoreo. Le statue collocate sopra l’ingresso rappresentano le tre virtù teologali: Fede, Speranza e Carità.

Nelle nicchie sono raffigurati l’Assunta, san Martino, san Carlo Borromeo e gli apostoli Pietro e Paolo. Le sculture sono attribuite, almeno in parte, al bavarese Giovanni Sanz.

Gli interventi del primo Novecento

Tra il 1903 e il 1911 la chiesa fu sottoposta a un intervento che modificò profondamente l’aspetto originario dell’interno.

Le basi delle colonne vennero dipinte di nero e fu realizzato un pavimento in marmette bianche e nere. L’apparato decorativo fu inoltre appesantito con numerosi elementi in gesso dorato, tra cui circa duecento mensole collocate lungo le cornici.


Il pavimento e le basi delle colonne

Dopo il restauro del ‘900

Come sono oggi

Alterazione dell’affresco del ‘700

Durante questi lavori furono alterati anche diversi dipinti. Gli affreschi settecenteschi di

Francesco Monti, artista vicino alla scuola del Tiepolo, subirono ridipinture e modifiche. Anche un affresco cinquecentesco raffigurante la Madonna con il Bambino (foto sotto) venne trasformato in una Sacra Famiglia mediante l’aggiunta della figura di san Giuseppe.

L’affresco ripristinato

L’alterazione del ‘900

Madonna con bambino del Monti ripristinata

Sacra famiglia dopo l’alterazione del ‘900

A questo periodo risalgono inoltre alcuni dipinti di Luigi Morgari, tra cui le raffigurazioni di san Biagio e san Lorenzo.

Gli interventi più recenti

Nel 1967 furono eliminate la balaustra del presbiterio e parte della pavimentazione precedente. Nello stesso periodo venne demolita la vecchia casa parrocchiale, che conservava ancora alcune strutture appartenenti alla chiesa cinquecentesca.

Nel 1980 venne collocato il nuovo portone in bronzo, opera dello scultore Alberto Meli, originario della Val Cavallina e collaboratore di Jean Arp. Il portone presenta episodi della vita religiosa e della tradizione locale, tra i quali san Martino che divide il mantello con il povero, san Mauro che cammina sulle acque per salvare Placido, scene dedicate ai pescatori e agli scalpellini.

Tra il 2008 e il 2010 l’edificio fu interessato da un intervento generale di restauro curato da Elisa Foresti e Giancarla Zanardi. I lavori permisero di recuperare, per quanto possibile, colori e decorazioni originarie, eliminando o correggendo parte delle modifiche introdotte nel primo Novecento.

Nel 2016 l’altare rivolto verso il popolo è stato completato con un paliotto in scagliola realizzato dall’artista fiorentino Alessandro Bianchi.

Gli altari laterali

Gli altari laterali sono disposti secondo uno schema simmetrico che contribuisce all’armonia dell’interno.

Il primo altare a sinistra, dedicato alla Sacra Famiglia, corrisponde a quello di san Mauro, collocato sulla destra; entrambi presentano forme neoclassiche.

Seguono l’altare della Madonna del Rosario e quello del Crocifisso, di gusto barocco e realizzati su disegno di Andrea Fantoni.

Gli ultimi due altari sono dedicati alla Madonna con il Bambino e santi e a sant’Antonio, anch’essi caratterizzati da forme neoclassiche.

La successione equilibrata degli altari, delle decorazioni e delle cappelle conferisce alla chiesa un’unità compositiva particolare, nella quale elementi barocchi e neoclassici convivono senza spezzare l’armonia complessiva dell’edificio.

↑ Torna al menu


Architettura e facciata

La chiesa parrocchiale di San Martino Vescovo presenta una struttura ampia e solenne, progettata per accogliere una comunità in crescita. Rispetto all’antico edificio cinquecentesco, la nuova costruzione raggiunse dimensioni molto maggiori: circa venti metri di larghezza in facciata, quasi venticinque nel punto più ampio, quarantadue metri di lunghezza interna e trenta metri di altezza alla sommità della cupola.

L’impianto è caratterizzato da una grande navata centrale, affiancata dalle cappelle laterali e conclusa dal presbiterio e dall’abside. La disposizione degli spazi accompagna lo sguardo verso l’altare maggiore e conferisce all’interno un forte senso di unità e di profondità.

La facciata, completata nel 1777, è articolata su più livelli e costituisce uno degli elementi più riconoscibili dell’edificio. Sopra l’ingresso sono collocate le statue delle tre virtù teologali: Fede, Speranza e Carità.

Nelle nicchie trovano posto le figure dell’Assunta, di san Martino, di san Carlo Borromeo e degli apostoli Pietro e Paolo. Le statue sono attribuite, almeno in parte, allo scultore bavarese Giovanni Sanz.

Nel complesso, la facciata unisce equilibrio architettonico e ricchezza decorativa, introducendo il visitatore al carattere solenne e barocco dell’interno.
↑ Torna al menu


L’interno e gli altari

L’interno della chiesa si distingue per la ricchezza decorativa e per l’equilibrio con cui sono disposti gli spazi e gli altari laterali. La grande navata conduce verso il presbiterio, mentre le cappelle si aprono simmetricamente lungo i due lati.

Gli altari laterali seguono infatti una disposizione ordinata e speculare. Il primo altare a sinistra, dedicato alla Sacra Famiglia, corrisponde a quello di san Mauro sulla destra; entrambi presentano forme neoclassiche.

Il secondo altare a sinistra è dedicato alla Madonna del Rosario, mentre quello opposto accoglie il Crocifisso. Questi due altari, di gusto barocco, furono realizzati su disegno di Andrea Fantoni.

Il terzo altare a sinistra ospita la Madonna con il Bambino e santi, mentre quello sulla destra è dedicato a sant’Antonio. Anche questi ultimi sono di impostazione neoclassica.

Al centro del presbiterio si trova il vecchio altare maggiore, elemento principale dell’arredo liturgico storico della chiesa. La parte anteriore è impreziosita da un paliotto attribuito ad Andrea Fantoni, opera di particolare pregio che merita di essere osservata anche nei suoi dettagli.

La successione regolare degli altari, unita alla presenza delle cappelle, delle colonne e delle decorazioni, crea un insieme armonioso e solenne. L’interno accompagna naturalmente lo sguardo verso il presbiterio e l’altare maggiore, cuore liturgico della chiesa.
↑ Torna al menu


Dipinti e affreschi

La chiesa conserva dipinti e affreschi appartenenti a epoche diverse, che testimoniano la lunga storia artistica dell’edificio. Tra le opere più antiche si trova un affresco del Cinquecento, raffigurante originariamente la Madonna con il Bambino.

All’inizio del Novecento l’immagine venne modificata con l’aggiunta della figura di san Giuseppe, trasformandola così in una Sacra Famiglia. Il successivo intervento di restauro ha cercato di recuperare, per quanto possibile, l’aspetto originario dell’opera.

Particolare rilievo hanno anche gli affreschi settecenteschi attribuiti a Francesco Monti, pittore vicino alla scuola del Tiepolo. Anche queste decorazioni subirono alterazioni e ridipinture durante i lavori eseguiti tra il 1903 e il 1911.

A quel periodo risalgono inoltre alcune opere di Luigi Morgari, tra cui le raffigurazioni di san Biagio e san Lorenzo.

Tra i dipinti più significativi si trova anche una tela con la Madonna e il Bambino accompagnati da diversi santi. L’opera è stata attribuita a Gian Paolo Cavagna, anche se l’attribuzione non è certa e resta oggetto di discussione tra gli studiosi.

Nel loro insieme, affreschi e dipinti contribuiscono alla ricchezza dell’interno e raccontano le diverse fasi decorative attraversate dalla chiesa nel corso dei secoli.


↑ Torna al menuì


Restauri e interventi

Tra il 1903 e il 1911 la chiesa fu interessata da un intervento che modificò profondamente l’aspetto originario dell’interno. Le basi delle colonne vennero dipinte di nero e il pavimento fu rifatto con marmette bianche e nere.

La struttura venne inoltre arricchita con numerosi elementi in gesso dorato, tra cui circa duecento mensole collocate lungo le cornici. Queste aggiunte accentuarono ulteriormente il carattere barocco della chiesa.

Durante gli stessi lavori furono alterati anche alcuni affreschi del Cinquecento e del Settecento, attraverso ridipinture e modifiche che ne cambiarono in parte l’aspetto originario.

Nel 1967 vennero eliminate la balaustra del presbiterio e parte della pavimentazione precedente. Nello stesso periodo fu demolita la vecchia casa parrocchiale, che conservava ancora elementi appartenenti alla chiesa cinquecentesca.

Tra il 2008 e il 2010 l’edificio fu sottoposto a un intervento generale di restauro, curato da Elisa Foresti e Giancarla Zanardi, con l’obiettivo di recuperare e valorizzare le decorazioni storiche.

Nel 2016 l’altare rivolto verso il popolo è stato completato con un paliotto in scagliola, opera dell’artista fiorentino Alessandro Bianchi.
↑ Torna al menu