San Martino e San Mauro: due patroni, una devozione speciale
San Martino è il patrono della parrocchia e del paese, ma nella tradizione popolare di Sarnico è San Mauro Abate, compatrono, ad avere conquistato nel tempo una devozione particolarmente intensa. La sua festa, celebrata il 15 gennaio, ha sempre richiamato una larga partecipazione, anche da parte dei sarnicesi trasferitisi altrove, che in questa ricorrenza ritrovavano il legame con le proprie radici.
La figura di San Mauro, discepolo prediletto di San Benedetto, appariva vicina alla sensibilità di una comunità operosa e legata al lago. Secondo la tradizione, il Santo salvò il giovane Placido camminando sulle acque: un episodio nel quale i pescatori e la gente del Sebino potevano facilmente riconoscersi. Anche il motto benedettino «Ora et labora», fondato sull’equilibrio tra preghiera e lavoro, rispecchiava bene lo spirito dei sarnicesi.
San Mauro e la comunità di Sarnico

San Mauro, discepolo prediletto di San Benedetto, è venerato a Sarnico come compatrono. La tradizione racconta che salvò il giovane Placido camminando sulle acque: un episodio che dovette risultare particolarmente vicino alla sensibilità dei pescatori e degli abitanti del Sebino. Anche il motto benedettino «Ora et labora», fondato sull’unione tra preghiera e lavoro, rispecchiava bene l’identità di una comunità operosa.
Il legame storico con Sarnico risale alla presenza dei monaci cluniacensi. Nel 1081 il conte Gisalberto IV donò all’abbazia di Cluny la cappella di Santa Maria e i terreni circostanti; nel 1083 iniziò la costruzione di un monastero, dal quale si diffuse la devozione per San Mauro. Dopo la soppressione napoleonica del 1797, la statua e alcuni arredi furono trasferiti nella chiesa parrocchiale e il culto proseguì.
Nel 1936 monsignor Bonassi commissionò allo scultore Giovanni Manzoni una nuova statua del Santo, benedetta dal vescovo Adriano Bernareggi il 15 gennaio 1937. La festa di San Mauro continua ancora oggi a unire fede, tradizione e appartenenza alla comunità sarnicese.
San Martino taglia il mantello al povero

San Martino nacque nel IV secolo e, ancora giovane, intraprese la carriera militare. L’episodio più conosciuto della sua vita avvenne alle porte di Amiens, quando divise il proprio mantello con un povero infreddolito. Durante la notte vide in sogno Cristo rivestito con quella metà del mantello: un gesto semplice, diventato nei secoli simbolo universale della carità cristiana.
Lasciato l’esercito, si dedicò alla vita religiosa e fu poi scelto come vescovo di Tours. Svolse il proprio ministero con sobrietà, rimanendo vicino ai poveri e alle popolazioni delle campagne. Morì nel 397 e la sua memoria liturgica si celebra l’11 novembre.
La dedicazione della parrocchia di Sarnico a San Martino richiama dunque una fede concreta, capace di riconoscere nel bisognoso il volto di Cristo. Il mantello condiviso rimane anche per la comunità un invito all’accoglienza, alla solidarietà e al servizio.

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