nella parrocchiale di Sarnico
Altare Maggiore con il paliotto del Fantoni
Cappella della Madonna di Lourdes


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Gli edifici religiosi convergono verso l’altare maggiore, la cui struttura è quella tradizionale, con il celebrante che volgeva le spalle ai fedeli. Con la riforma liturgica del Concilio Vaticano le funzioni sono ora celebrate su un altare mobile, posto all’inizio del presbiterio, decorato con due angeli in legno dorato. L’altare maggiore conferma la sua funzione di custodia del SS. Sacramento nel tabernacolo, oltre che di supporto per l’esposizione – durante le festività – delle reliquie dei santi conservate in statue d’argento, così come d’argento è un elemento da sovrapporre all’altare in tali occasioni.
L’altare maggiore è un trionfo di marmi policromi. Arcibano Volpi, storico di Sarnico, descriveva nel 1978 questo altare: «I marmi usati sono di bellissimi colori, il Carrara bianco e venato, il bardiglio, il broccatello, l’ardesio, il diaspro, il verde di Varallo e il nero di Gazzaniga».
L’elemento di maggior pregio è il paliotto di marmo bianco, opera di Andrea Fantoni (il modello in cotto è nel museo di Rovetta), con l’altorilievo che raffigura un episodio della vita di S. Martino.
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n una raccolta cappella laterale è custodita la statua della Madonna di Lourdes, raffigurata con la veste bianca, la fascia azzurra e le mani giunte. Le candele accese dai fedeli testimoniano una devozione ancora viva e fanno di questo spazio un luogo semplice e silenzioso di preghiera e affidamento a Maria.
Un luogo di pregiiera e devozione Mariana
Altare della “Sacra Famiglia” – oggi altare della Beata Vergine
Altare della Madonna del Rosario


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Il primo altare di sinistra viene individuato con il nome che lo ha contraddistinto per più di un secolo, in quanto l’affresco cinquecentesco della Madonna con il bambino era stato “integrato” all’inizio del ’900 con San Giuseppe a fianco della Vergine e con la colomba dello Spirito Santo che sovrastava la scena. Il paziente e competente lavoro di restauro ha necessariamente comportato l’eliminazione delle figure aggiunte, oltre tutto incoerenti con la qualità figurativa dell’affresco originario, ed ha consentito di recuperare il drappeggio della quinta tessile che fa da sfondo al gruppo sacro.
Non esiste una attribuzione appagante in merito all’autore di questa figura, anche se l’epoca in cui fu dipinta e lo stile della raffigurazione ci possono portare alla bottega di Andrea Previtali (1480-1528), esponente bergamasco della pittura veneta, massimo riferimento stilistico da Giovanni Bellini (1433-1516).
All’epoca la Serenissima era già stabilita sino al confine con il ducato di Milano, e lo scambio culturale tra Bergamo e Venezia era particolarmente attivo. Nell’architettura furono i Bergamaschi a portare il Rinascimento a Venezia, con Mauro Codussi (1440-1504) cui si devono capolavori come la Chiesa di San Zaccaria e Ca’ Vendramin Calergi; nella pittura il movimento si svolse in senso opposto, con il grande episodio di Lorenzo Lotto (1480-1556) che eseguì i suoi capolavori in Bergamasca: pale di altare nelle Chiese di San Bernardino e di Santo Spirito, disegni per le tarsie in Santa Maria Maggiore, affreschi nella cappella della villa Suardi di Trescore con le storie di Santa Barbara.
A lato dell’altare vediamo le due pitture murali di Luigi Morgari, che raffigurano Santa Lucia e Santa Apollonia. Nel voltino sopra l’altare troviamo un angelo con un cartiglio, sempre del Morgari. Sopra l’arco della cappella che contiene l’altare si possono notare due angeli monocromi, in un solo colore tonalità bistro, che reggono una scritta, pressoché impossibile da leggere stando a terra.
Il cartiglio dell’Altare

“DE QUA NATUS EST JUSUS – QUI VOCATUR CHRISTUS EGO MATER PULCRAEDILECTIONIS
Dalla quale nacque Gesù, che è chiamato Cristo. Io sono la Madre del puro amore.
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Questo altare è un autentico capolavoro della statuaria barocca: la Madonna è attribuita ad Andrea Fantoni (1659-1734), il più importante scultore operante nell’area bergamasca, originario di Rovetta in Val Seriana. L’insieme della cappella è particolarmente solenne: il basamento, in marmo policromo racchiuso da cornici di marmo bianco, è sovrastato da un secondo ordine che ne riprende struttura e materiali.
La parte superiore regge le quattro colonne, la nicchia con la statua della Vergine e le due statue laterali. I capitelli, in stile corinzio-composito, risaltano per la doratura. Le colonne sostengono una trabeazione formata da un architrave in marmo bianco, un fregio policromo e una cornice ornata da fregi dorati.
Dalla trabeazione si sviluppa un timpano spezzato curvilineo, con marmi policromi e un medaglione centrale. L’opera culmina in un’alta cimasa dall’andamento ondulato. La parete di fondo è impreziosita da un graticcio di gesso dorato, con piccole rose, che mette in risalto l’arco dei quindici dipinti dedicati ai misteri del Rosario.
Non è noto l’autore dell’altare marmoreo, che si ispira comunque alle opere della bottega fantoniana. La struttura presenta inoltre evidenti analogie con il fronteggiante altare del Crocifisso, posto nella navata destra.
La statua della Vergine, in legno verniciato e dorato, è custodita dietro una vetrata nel basamento superiore. La nicchia è incorniciata da quattro colonne in marmo arabescato grigio-rosa. Ai lati si trovano due imponenti statue in marmo bianco, attribuite allo scultore bresciano Antonio Calegari (1699-1777), raffiguranti san Domenico e santa Caterina.
Nel timpano spezzato sono collocate le figure bibliche di Ester, a sinistra, e di Giuditta, a destra. Due angeli in marmo bianco, di minori dimensioni, completano la parte superiore dell’altare.
Il cartiglio dell’Altare

AVE GRATIA PLENA DOMINUS TECUM
BENEDICTA TU IN MULIERIBUS
QUASI PLAN(TA) ROSA IN IERICO
Ave grazia plena, il Signore è con te, benedetta tu fra le donne come una rosa piantata in Gerico.
Altare di San Lorenzo e la tela del Cavagna
Altare dei Sant’Antonio


Questa tela è attribuita a un pittore della famiglia Cavagna: Gian Paolo (1550-1627) o il figlio Francesco, morto di peste nel 1630. Padre e figlio lavorarono spesso insieme e nelle loro opere ricorre la figura del cardinale Borromeo. All’Accademia Carrara si conserva il disegno preparatorio della pala, realizzato da Gian Paolo a grandezza naturale, di cm 311 × 187. L’opera potrebbe tuttavia essere stata eseguita dal figlio o da collaboratori della bottega, secondo una pratica allora consueta.
L’altare, semplice e lineare, è in stile neoclassico e richiama quello prospiciente con la tela del Cavagna. Il fronte presenta specchiature di marmo verde con cornici gialle; le colonne in marmo rosso venato, con capitelli corinzi dorati, sostengono una trabeazione bianca e rossa, conclusa da una cornice dorata con la croce. Ai lati si trovano due putti in stucco bianco con ali dorate.
Sulle pareti laterali Luigi Morgari ha affrescato san Biagio e sant’Alessandro, patrono della diocesi di Bergamo.
La pala raffigura sant’Antonio in preghiera, circondato dagli angeli e visitato da Gesù Bambino nella cella di Camposampiero, vicino a Padova. Il Santo morì a 36 anni, il 13 giugno 1231, e fu canonizzato meno di un anno dopo.
L’attribuzione del dipinto è incerta. Un’ipotesi lo riconduce a Giovan Battista Discepoli, detto lo Zoppo, da Lugano. La tela, databile al Seicento e quindi precedente all’attuale chiesa, potrebbe provenire dall’edificio più antico. In mancanza di riscontri sull’attività del Discepoli tra Bergamo e Brescia, potrebbe essere opera del suo allievo Pompeo Ghitti, originario di Marone.
La denominazione corretta è Sant’Antonio di Padova, città nella quale operò e dove è sepolto. In Portogallo, sua terra d’origine, è invece chiamato Sant’Antonio da Lisbona. La devozione nei suoi confronti è rimasta viva nei secoli.
Il cartiglio dell’Altare

Questo altare prende il nome dalla figura del Santo, rappresentato con la graticola, strumento del suo martirio. L’affresco è opera di Luigi Morgari, così come quello contrapposto dedicato a Santo Stefano. Anche per questo Santo la figura ricorda il sacrificio della lapidazione, come si può vedere dai sassi ai suoi piedi.
L’elemento di maggior rilievo artistico dell’altare è dato dal dipinto della grande pala, l’opera pittorica più importante tra quelle presenti nella Chiesa. Il rapporto compositivo è quello classico del Cinquecento veneziano: la Madonna con il bambino attorniata dagli angeli in adorazione nella parte alta sopra una nuvola, mentre sulla terra possiamo vedere quattro figure di Santi. Opere di questo genere erano una volta chiamate “sacra conversazione”, a motivo della pluralità dei soggetti in posa, come si può agevolmente vedere nella pala: la Madonna volge il suo sguardo e la mano distesa come per abbracciare gli uomini, che sono fermi nell’ammirazione.
Questo quadro viene pertanto definito come: Madonna con bambino, San Carlo Borromeo, San Francesco d’Assisi, San Bernardino da Siena e San Francesco di Sales.
Il cartiglio dell’Altare

PEREUNT PERICULA CESSAT ET NECESSITAS SI QUAERIS MIRACULA
Terminano i pericoli e la necessità cessa e si chiedi miracoli
SCAERDOTES DEI BENEDICITE DOMINUM SAPIENTIA SANCTORUM NARRENT POPULI
Sacerdoti di Dio, benedite il Signore, i popoli narrano la sapienza dei santi.
Altare del Crocifisso
Altare di San Mauro


Questo altare riprende le forme eleganti e preziose dell’altare della Madonna, posto in corrispondenza sul lato sinistro della chiesa. Le due sculture poste sul timpano spezzato curvilineo rappresentano Veronica e Maria Maddalena. Il crocifisso è particolarmente venerato perché la tradizione vuole che sia stato portato a Sarnico dalla corrente del lago
Il crocifisso custodito nella nicchia sopra l’altare è appoggiato su un affresco che rappresenta la Vergine, san Giovanni e Maria Maddalena ai piedi della croce.
Il crocifisso è particolarmente venerato perché la tradizione vuole che sia stato portato a Sarnico dalla corrente del lago.
Il crocifisso custodito nella nicchia sopra l’altare è appoggiato su un affresco che rappresenta la Vergine, san Giovanni e Maria Maddalena ai piedi della croce.
Il cartiglio dell’Altare
CONSUMATUM EST!
REGNAVIT A LIGNU DEUS
OBIECTUM AMORIS ET ADORATION(IS)
CRUZ 1786
Tutto è compiuto! Dio regnò dal legno la croce oggetto di amore e di adorazione.
L’ultimo altare della chiesa parrocchiale di Sarnico ospita la statua del patrono San Mauro. Il simulacro è custodito nell’altare durante l’anno, mentre in prossimità delle celebrazioni del 15 gennaio viene collocato accanto ai gradini del presbiterio, per poi sfilare in processione. La statua lignea è di semplice fattura artigianale, ma il suo valore devozionale supera ampiamente quello artistico.
Per simmetria con il primo altare della parete sinistra, anche questo presenta una semplice struttura neoclassica. Il piano della mensa è in marmo chiaro, con specchiatura frontale rosa e cornice bianca. Sullo sfondo corre un’ampia fascia in marmo arabescato rosso, ripreso nelle due colonne concluse da capitelli corinzi dorati.
La trabeazione, nei toni del bianco e del rosso, termina con un elemento centrale in legno dorato, dove la funzione episcopale dell’abate San Mauro è richiamata dal breviario, dalla mitria e dalla croce.
All’interno della nicchia si trovano due affreschi di Luigi Morgari. A sinistra è raffigurata santa Teresa d’Avila, mistica carmelitana e Dottore della Chiesa, riconoscibile dal libro aperto e dalla penna con cui è spesso rappresentata.
A destra compare Maria Maddalena penitente, in meditazione davanti alla croce e al teschio, simbolo della caducità della vita. Il suo culto si fonda anche sulla tradizione della Legenda aurea di Jacopo da Varagine. In ogni caso, la figura della peccatrice pentita rimane un significativo modello di conversione.
