la sezione e la pianta

Sezione verticale della chiesa parrocchiale
L’edificio della Chiesa parrocchiale è costituito da un corpo di fabbrica a navata unica, che prevede due soprelevazioni rispetto all’andamento della volta. Al centro della navata la grande cupola, che poggia direttamente sull’orditura del tetto, e che è contenuta all’esterno da un tiburio, cioè da una costruzione in muratura che la racchiude. L’illuminazione naturale della cupola è data da quattro finestre simmetriche.
La seconda elevazione è quella che sovrasta il presbiterio, cioè la zona destinata alle celebrazioni. Per un attento gioco di prospettive, ben studiato da chi ha progettato la chiesa, chi vede questa calotta (che non sporge all’esterno, essendo contenuta nella pendenza del tetto) è indotto a ritenere che si tratti di una seconda cupola, in quanto ha il medesimo rapporto compositivo di quella posta al centro della navata. Ma, come si vede dal disegno della sezione dell’edificio, questa calotta ha una sporgenza quasi irrisoria.
La sezione qui riprodotta è sull’asse Nord-Sud, segni che individuano rispettivamente l’abside e la facciata dell’edificio. Questo orientamento è stato presumibilmente vincolato dallo spazio disponibile per la costruzione di un edificio così ilevante. La tradizione vuole infatti che la facciata di una chiesa sia ad ovest, in modo che chi cammina entrando dall’ingresso principale si diriga verso il presbiterio ad est, dove nasce sempre il sole di Cristo, luce dell’umanità.
La sezione consente di vedere la struttura dell’edificazione, che si sviluppa su due ordini, il primo dei quali è scandito dalle lesene e dai pilastri coronati dai capitelli compositi, mentre il secondo sviluppa l’altezza dell’edificio, con la volta a tutto tondo, che si estende sull’intera lunghezza dell’edificio. In questa zona abbiamo anche i pennacchi, quattro per la cupola e quattro per la calotta, con la funzione di raccordo alla struttura sottostante. Sono le parti affrescate, leggermente ricurve, a forma di triangolo con la punta in basso. I pennacchi sono anche chiamati “vele”, poiché nell’antichità quelle che consentivano il movimento delle imbarcazioni avevano la parte alta più larga, sostenuta da un lungo bastone.
È anche possibile vedere la sopraelevazione del pavimento del presbiterio, che occupa la parte absidale della chiesa, mentre la volta mantiene un’unica altezza. La pianta dell’edificio pone in evidenza la struttura della grande aula, che converge verso il presbiterio. Il rapporto dimensionale della cupola e della calotta, con l’asse tra le due pareti esterne maggiore di quello trasversale in lunghezza, determina la forma ellittica di queste due strutture.

Piata della chiesa parrocchiale – i numeri si riferiscono agli altari laterali
I numeri indicati sulla pianta si riferiscono allo svolgimento del commento nelle pagine seguenti e costituiscono una proposta per la direzione della visita. Si inizia (numero 1) dall’altare detto della Sacra Famiglia, che ora ospita l’iconografia originale della Vergine con il bambino. Segue (numero 2) l’altare della Madonna del Rosario. A questo punto ci soffermiamo ad osservare la cupola centrale (3), per poi proseguire verso sinistra con l’altare detto di San Lorenzo (4), raffigurato su una parete laterale, la cui pala d’altare ci fa ammirare una tela seicentesca che raffigura una Madonna con bambino e santi. La visita prosegue davanti ai gradini del presbiterio (5), il cui ingresso è sovrastato dall’arco del crocifisso, per poi passare ad una calotta affrescata. L’altare è al centro della struttura (6), che ha come sfondo la zona absidale con i tre teleri di S. Martino e il Cristo Redentore che benedice e abbraccia la croce.
Si continua la visita con gli altari del lato destro. Il primo è l’altare di S. Antonio (7), segue l’altare del Crocifisso (8), per finire con l’altare che racchiude la statua del patrono, San Mauro (9).
La pianta pone infine in evidenza lo sviluppo di alcuni fabbricati costruiti a ridosso della chiesa. In basso a destra si trova l’abitazione del curato e l’ingresso al campanile (costruito nel 1592, sopraelevato nel 1869), in alto la grande sacristia.»

La facciata

La facciata, esposta a Sud con un ampio sagrato che ne consente la piena visione da varie angolature prospettiche, è impostata su due piani, che richiamano le altezze delle due parti interne, quella relativa alla mensola appoggiata sui pilastri dell’aula e quella corrispondente al colmo della volta. Sopra questi due livelli si erge un attico, cioè una struttura più alta rispetto all’interno della chiesa, la cui funzione è da un lato quella di rendere più solenne il prospetto dell’edificio, e dall’altro di coprire l’incombenza del tiburio che racchiude la cupola centrale.
Questa parte dell’edificio è scandita dal contrasto tra il bianco dell’intonaco e il grigio della pietra arenaria, le cui cave erano attive a Sarnico all’epoca della costruzione della chiesa. Con questa pietra è stato costruito il ricco portale, unitamente alle statue che sono racchiuse nelle nicchie della facciata.
Queste opere sono attribuite, anche se solo in parte, a Giovanni Sanz, che apparteneva ad una famiglia originaria di Passau, in Baviera, particolarmente attiva sia nella scultura che nell’intarsio del legno, nelle province di Brescia e Bergamo, oltre che nelle terre di origine. Le statue che sovrastano l’ingresso rappresentano la fede, la speranza e la carità; nelle nicchie l’Assunta, San Martino, San Carlo e gli apostoli Pietro e Paolo.
Il portone in bronzo è opera dello scultore Alberto Meli (1921-2003), artista ben inserito nell’avanguardia europea del ventesimo secolo, importante collaboratore di Hans Arp. Le sue opere costituiscono il nucleo centrale del museo nel castello di Luzzana in Val Cavallina, nelle vicinanze di Trescore Balneario.
Le formelle del portone evocano i due patroni di Sarnico raffigurando la carità di San Martino, che tagli ail mantello e il salvateggio di Placido da parte di San Mauro. Anche la Madonna in gloria, che sovrasta questi due episodi, richiama la dedicazione principale della chiesa alla Vergine assunta

