L’abside e il presbiterio

I tre teleri di San Martino e la gloria di San Martino

La decorazione di questa parte della Chiesa è dedicata a San Martino. I tre teleri sulla parete dell’abside raccontano, da sinistra, la visione di Cristo con il mantello, l’incontro di San Martino con l’imperatore Valentiniano e l’episodio del mantello. Questi quadri sono riprodotti nel precedente capitolo dedicato ai Santi patroni. L’opera è attribuita al pittore Francesco Capella (1711-1784), di origine veneziana, che ha operato per molti anni, sino alla morte, in provincia di Bergamo.

Nel telero centrale, dipinto da Francesco Cappella, l’episodio dell’incontro tra San Martino e l’imperatore Valentiniano è reso in modo piuttosto allusivo: il fuoco divino che, secondo la tradizione, avvolse il trono non è rappresentato con chiarezza, ma soltanto suggerito da una sorta di nube fumosa.

La scena è invece raffigurata con maggiore immediatezza nella lastra in scagliola su marmo nero, realizzata dall’artigiano fiorentino Alessandro Bianchi e donata alla chiesa nel 2016 dal dottor Raffaele Rizzardi. Anche il prezioso paliotto del Fantoni restituisce l’episodio in modo più fedele, rendendo ben riconoscibile il prodigio del trono avvolto dalle fiamme.

Il paliotto del ‘700 del Fantoni

Il paliotto del Bianchi

Arte antica per la chiesa di Sarnico

Testo tratto e adattato da un articolo di Civis, pubblicato su «Il Porto» nel numero di febbraio 2017.

Donato nel 2016 dal dottor Raffaele Rizzardi, è stato realizzato dal maestro fiorentino Alessandro Bianchi con la rara tecnica della scagliola

L’11 novembre 2016, nella giornata dedicata a San Martino Vescovo, la chiesa parrocchiale di Sarnico si è arricchita di una nuova opera d’arte: il paliotto destinato al fronte della mensa eucaristica, donato dal dottor Raffaele Rizzardi.

L’opera, eseguita su una lastra di marmo nero, raffigura l’incontro tra San Martino e l’imperatore Valentiniano. Secondo la tradizione, l’imperatore si rifiutò inizialmente di alzarsi per accogliere il vescovo; il trono fu allora avvolto prodigiosamente dalle fiamme, costringendolo a riceverlo e ad ascoltarlo.

La scena è resa con grande chiarezza narrativa: il fuoco si leva attorno al trono, mentre Valentiniano si allontana sorretto dai dignitari di corte. San Martino, riconoscibile dagli abiti episcopali, assiste al prodigio insieme agli altri personaggi.

La tecnica della scagliola

Il paliotto è stato realizzato dal maestro Alessandro Bianchi nel laboratorio di famiglia di Pontassieve, in provincia di Firenze, utilizzando la difficile e rara tecnica della scagliola, anticamente chiamata anche meschia.

Questa lavorazione permette di ottenere raffinati effetti d’intarsio attraverso impasti composti da gesso, pigmenti e colle naturali, applicati e lavorati sulla superficie fino a imitare la preziosità delle pietre dure. Il disegno, nei toni caldi del rosso e del bruno, risalta con particolare eleganza sul fondo nero.

Alessandro Bianchi ha ereditato il laboratorio e la passione per questa antica arte dal padre Bianco Bianchi, autore di opere e restauri di grande pregio. La qualità della produzione della bottega fiorentina ha richiamato anche l’attenzione della televisione italiana e francese, che le hanno dedicato servizi e riprese nei luoghi storicamente legati alla scagliola.

Un nuovo tassello del patrimonio artistico

Durante la presentazione, il parroco don Vittorio definì il paliotto «un’opera di grande valore artistico». La sua collocazione nella chiesa parrocchiale non rappresenta soltanto un elemento decorativo, ma stabilisce un dialogo con le altre raffigurazioni dedicate a San Martino.

Nel telero centrale dell’abside, attribuito a Francesco Cappella, il prodigio del trono è soltanto suggerito da una nube fumosa. Nel paliotto di Alessandro Bianchi, invece, le fiamme assumono piena evidenza e restituiscono con maggiore fedeltà la forza simbolica dell’episodio.

L’opera costituisce così un importante arricchimento del patrimonio della parrocchiale: un manufatto contemporaneo nato da una tecnica antica, capace di unire devozione, artigianato e bellezza.

La gloria di San Martino

Torna San Martino nell’affresco che lo ritrae in gloria al vertice della calotta. L’opera potrebbe essere stata dipinta da Giulio Quaglio (1668-1751), pittore prevalentemente attivo in Lombardia e nel Friuli, e come altre di Francesco Monti venne pesantemente ripresa da Luigi Morgari all’inizio del ’900.

Anche in questo caso l’importante lavoro dell’ultimo restauro ha visto un rilevante impegno per riportare l’affresco alla sua stesura originaria, con i suoi colori luminosi.

Opera originale di Luigi Morgari, di intensa spiritualità, è il Cristo Redentore, affrescato nel catino dell’abside. Quest’immagine è nota per la diffusione data dalla sua riproduzione sulle immaginette devozionali.